20 anni fa… il mondo a Torino

Le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, quelle settimane che hanno cambiato il volto di Torino, attraverso i post di allora.

Vent’anni dopo, ecco com’era Torino in quei giorni, andando a ripescare i post scritti all’epoca su TOlove.

L’arrivo della fiamma La fiaccola olimpica arrivava a Torino tra le strade tappezzate di striscioni “Passion lives here”, lo slogan ufficiale, la città si preparava all’evento.

Torcia olimpica Torino 2006

Si comincia Torino si riempiva di bandiere e colori. I primi viaggi in metro, appena aperta. La cerimonia di apertura in Medals Plaza e in Piazza San Carlo. Lo Stadio Olimpico, rimesso a nuovo per l’occasione, e il nuovo PalaIsozaki erano il cuore delle gare.

Torino era viva come non lo era mai stata, con le piazze che si animavano e le vie piene di gente nelle notti olimpiche.

Le Case Olimpiche A Casa Svizzera, in piazza Carlo Alberto, potevi mangiare fonduta, tra uomini con campanacci da mucca.

Casa Sassonia era lungo il Po, di fronte ai Murazzi. All’ingresso ti davano ducati sassoni finti al posto degli euro – senza quelli non ordinavi niente.



Ma la vera esperienza tedesca era Casa Turingia, al Motovelodromo Fausto Coppi: tendone stile Oktoberfest, panche di legno, pretzel, fiumi di birra e gli Acoustica che suonavano. Pubblico brillo, tedeschi che cantavano in coro e facevano amicizia con torinesi in giacca militare con bandiera tedesca comprata al Balon.

C’erano anche Casa Russia (sembra un altro mondo…) dove potevi pattinare sul ghiaccio e bere vodka, all’ultimo piano del parcheggio del Basicvillage, con vista sulla Mole.

Casa Russia Torino 2006

Casa Hockey proprio vicino allo stadio Olimpico, dove vedere le partite con una buona birra ceca e Casa Canada, la gigantesca baita di legno in piazzale Valdo Fusi.

Casa Olanda al parco Colonnetti, sempre affollata, entrare era un’impresa. L’Ice Bar in piazza Solferino offriva un angolo gelato dove bere qualcosa di diverso.

Verso la chiusura, l’euforia lasciava spazio a una certa malinconia. Ci si chiedeva cosa sarebbe rimasto di tutto questo, come Atrium i due padiglioni a forma di paguro che animavano piazza Solferino.

Poi è finita davvero ma Torino era cambiata: più internazionale, con nuove strutture e piazze rinnovate. Da quel momento in poi si sono visti i primi turisti stranieri, oggi non ci facciamo quasi più caso.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: