Shit and die a Palazzo Cavour

Alcuni validi motivi per andare a vedere la mostra curata da Maurizio Cattelan, Marta Papini e Myriam Ben-Salah… (che però nei due mesi trascorsi per finire il post è terminata).

Per vedere Palazzo Cavour trasformato in un magico Luna Parc dell’arte

Un percorso inedito nella residenza di Cavour, a partire dall’ingresso ricoperto da 40.000 dollari

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… lo studio di Cavour ricostruito e incellofanato da pavimento a soffitto

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Si può attraversare alcune stanze su una pedana di legno (che nasconde sotto le botole tele bianche sepolte sotto terra)
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oppure imbattersi in un villaggio africano che rievoca le sensazioni del mercato di Porta Palazzo.

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Accostamenti tra il palazzo e le opere della mostra…

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Per scoprire come alcuni protagonisti, episodi e aspetti di Torino, accostati e riletti in chiave artistica da Cattelan,  generino nuovi significati

Ad esempio accostando i ritratti di torinesi celebri allo scheletro di Carlo Giacomini, fondatore del Museo di Anatomia di Torino

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che da morto realizzò una sorta di autoritratto postumo, con le sue stesse ossa, il cervello e il volto esposti nel museo da lui stesso diretto.

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E’ possibile vedere opere di celebri artisti Torinesi: Carlo Mollino, con i celebri fotoritratti di donne, Carol Rama, oppure i tappeti e la Torre di Torrone di Aldo Mondino (foto sotto).

Torre di Torrone

Sono esposti gli arredi pensati da Gabetti & Isola per il Centro Residenziale Ovest di Ivrea, il famoso edificio ipogeo soprannominato “talponia”. Gli appartamenti erano già arredati ma gli abitanti potevano scegliere tra 20 tipi di poster per personalizzare la propria casa. Una scelta apparentemente troppo limitata… ma non molto distante da quella che ci viene offerta oggi con gli arredamenti Ikea (a cui infatti è dedicata un’opera nella sala attigua).

Per riflettere sulla vita (standardizzata) e sulla morte

Una sala è dedicata alla forca che un tempo veniva utilizzata in quello che ora di chiama Rondò … della Forca appunto.  Piuttosto toccante scoprire l’abbraccio mortale che permetteva al boia di aumentare il peso del condannato aggrappandosi al suo corpo, oppure la morbosa curiosità della gente, disposta ad affittare a prezzo più caro gli appartamenti nelle vicinanze per assistere alle esecuzioni capitali.

La Forca di Torino

Troviamo il contrasto tra vita e morte anche nella sala finale, dove i 40 metronomi di Martin Creed scandiscono in modo disarmonico e casuale il tempo che rimane alla fine, rappresentata dall’auto accartocciata dopo un incidente automobilistico.

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